La previsione dell’Ordine degli attuari Guardando dentro i numeri, in Italia il Coronavirus, nell’ipotesi di continuità degli attuali trend e di assenza di ulteriori ondate, tenderà a scemare entro l’estate, al più con una coda che nella peggiore delle ipotesi non dovrebbe superare la metà di luglio, mentre il numero di ricoveri in terapia intensiva tenderà allo zero già a partire dalla di maggio. Quanto all’andamento della mortalità nel Paese, occorrerà attendere i dati Istat relativi a tutto il 2020 per le inevitabili compensazioni: se il decesso di quanti soffrivano già di altre gravi patologie verrà attribuito al Covid-19, risulterà diminuito il numero di morti per tumori, malattie cardiovascolari, ecc. Analogamente quest’anno sarà inferiore, per le restrizioni alla mobilità e a molte attività, il bilancio delle vittime di incidenti stradali e infortuni. Difficile stabilire oggi il saldo finale.A due mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria, gli attuari offrono il risultato della loro lettura statistico-attuariale del fenomeno Covid-19 come contributo costruttivo e supporto il più possibile razionale alla previsione di uno scenario di medio termine. Gli attuari sono i professionisti che valutano il rischio di un incidente o di una catastrofe nel tempo, determinano le tariffe assicurative vita, auto e danni, valutano se un ente previdenziale potrà ancora pagare le pensioni tra 50 anni, in generale valutano l’incertezza, quando quantificabile.A seguito di proprie analisi e studi portati avanti fino a oggi, l’Ordine degli Attuari ha identificato alcune tendenze che a questo punto ritiene sufficientemente consolidate. Con una premessa: occorre essere consapevoli che la certezza assoluta e l’omogeneità sui dati non sono scontate a priori, in particolare sul numero dei casi e sul numero dei decessi; questa è una raccomandazione generale per tutti coloro che intendano effettuare valutazioni quantitative sul tema. Ecco i primi risultati del lavoro degli attuari, basato sui dati ufficiali (OMS e ISS-Istituto Superiore di Sanità), con l’auspicio che i comportamenti dei singoli e le misure di sicurezza possano evitare un ritorno dell’epidemia a livelli preoccupanti: l’84% dei decessi per il Covid-19 riguarda persone dai 70 anni in su, oltre il 95% dai 60 in su. Maggiore incidenza dei decessi per gli uomini (circa il 65%) rispetto alle donne (circa il 35%).Dal punto di vista del numero di casi, invece, l’incidenza si ripartisce in misura quasi uguale tra maschi e femmine. Colpisce inoltre più facilmente coloro che sono affetti da altre patologie, soprattutto se anziani.Gli attuari evidenziano un’incidenza del fenomeno piuttosto limitata nel Centro-Sud: numeri evidenti e sempre più consolidati. E una positiva e costante diminuzione del numero delle persone in terapia intensiva: circa 4.100 un mese fa, circa 1.300 oggi. Se il calo procederà con questo ritmo, che appare abbastanza consolidato, questo dato molto rilevante dovrebbe scemare in un tempo relativamente breve, ragionevolmente entro la di maggio.Il fenomeno Coronavirus è mondiale: circa 180 Paesi. Per fortuna non ha ancora toccato in modo molto intenso alcune zone del mondo quali il Sud America, Africa, parte dell’Asia, e l’Europa dell’Est (anche se Africa e Sud America cominciano ad aumentare il loro ritmo di crescita).Il numero dei decessi è comunque ancora alto; si è scesi lentamente, fino a qualche giorno fa, a un livello compreso tra 350 e 450 decessi al giorno, con un trend in diminuzione, ora più chiaro e meno altalenante, che viaggia verso i 150/300.Rimane la tendenza generale ad una diminuzione di alcuni indicatori italiani rispetto agli altri Paesi, soprattutto in Europa. Fino a qualche giorno fa avevamo in Italia il 15% dei casi e il 25% dei decessi registrati nel mondo; 10 giorni fa erano l’8,5% e il 17,5%; oggi siamo al 6,1% e 12,0%. E’ presumibile un’ulteriore discesa nei prossimi giorni, perché in una larghissima parte degli altri Paesi l’epidemia tendenzialmente continua a crescere, essendo nella fase ascendente della curva; in Italia, invece, è cominciata una graduale discesa.Si osserva, inoltre, una certa velocità nella crescita del fenomeno e, una volta messi in atto gli strumenti di controllo, un ritmo di decrescita più lento di quello della crescita. Gli attuari ritengono che l’Italia, a parte Cina e Corea del Sud, sia il primo Paese ad aver effettivamente iniziato la discesa. Tutti gli altri, scontando ritardi di “intervento” tra i 7 e i 30/40 giorni, vivono un processo ancora ascendente, o in pochi casi, si trovano sul “picco”.“Pur consapevoli che non basta l’analisi dei numeri a risolvere tutti i problemi legati all’emergenza sanitaria – afferma Giampaolo Crenca, Presidente del Consiglio Nazionale degli Attuari – intendiamo fornire una lettura attenta del fenomeno, seppur solo dal punto di vista dei numeri, affinché possa essere utile a chi deve prendere decisioni sia in ottica contingente che di prevenzione. Per questo siamo pronti a mettere le nostre competenze al servizio del Paese”.

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