l modulo è scaricabile sul sito «Fondidigaranzia.it» (OPPURE QUI). Basterà compilarlo e inviarlo via mail, anche non certificata, alla propria banca di riferimento o al consorzio di garanzia fidi per chiedere il finanziamento. A disposizione fino a 25mila euro per , artigiani, autonomi e professionisti come previsto dal Decreto appena pubblicato in Gazzetta ufficiale. Ma il sito collegato al ministero dello Sviluppo economico martedì mattina è già in tilt, forse proprio a causa dell’elevato numero di accessi per richiedere i finanziamenti.

Procedure semplificate
Il Fondo di garanzia dei 25mila euro è una delle misure studiate dal governo per sostenere aziende (fino a 499 dipendenti) e professionisti in difficoltà per l’emergenza Coronavirus concedendo loro accessi al credito urgenti e con procedure semplificate con la garanzia dello Stato e senza l’apertura di un’istruttoria. Il ministero dello Sviluppo economico fa sapere che con il Mediocredito centrale (gestore del Fondo) e Abi stanno lavorando insieme per rendere attivi e disponibili in tempi brevi tutti i sistemi informatici e la modulistica necessaria: «Si sta lavorando – spiega il Mise in una nota – per accelerare le istruttorie bancarie con l’obiettivo di ridurre a pochissimi giorni il tempo di attesa tra la richiesta di finanziamento e l’accredito delle somme richieste sul proprio conto corrente». Con il decreto , il governo concede altri 400 miliardi di euro di agevolati alle in difficoltà.

alle da 25 mila euro (senza istruttoria) a 800 mila con garanzia pubblica: come ottenerli

Ma come si fa a chiedere questi soldi? Ancora non ci sono regole definite, il sistema bancario e le società deputate alla garanzia stanno apprendendo i meccanismi di un decreto che, ancora, non è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, anzi, esiste solo in bozza. Tutto è ancora da definire in concreto, dunque. Cerchiamo però di capire orientativamente come potrebbe funzionare. Il presupposto certo è che bisogna andare in banca. E che le fasce d’intervento variano, anch’esse, con le dimensioni delle . I tassi passivi sono definiti «vicini allo zero», ma naturalmente ci saranno. E la somma che si può richiedere non deve superare il 25% del fatturato del 2019, secondo la bozza di decreto in circolazione.

Sono una piccola impresa e vorrei 25 mila euro: che cosa devo fare?
Partiamo dalle imprese più piccole, cioè sotto i 499 dipendenti. In questo caso a garantire per loro è il Fondo di garanzia per le . È una agevolazione del ministero dello Sviluppo economico, finanziata anche con risorse europee, «che può essere attivata solo a fronte di finanziamenti concessi da , società di leasing e altri intermediari finanziari a favore di imprese e professionisti», ricorda il sito.
Allo stato attuale, l’impresa deve rivolgersi alla banca e chiedere il prestito, specificando che vuole la garanzia del Fondo. In alternativa può passare da un Confidi accreditato. Per i fino a 25 mila euro è previsto che venga introdotta una procedura agevolata, cioè senza istruttoria (l’indagine sui conti dell’impresa). In questo caso la garanzia pubblica è completa, copre cioè il 100% del finanziamento. Che evidentemente andrà comunque rimborsato, in un lasso di tempo fino a sei anni dall’erogazione, salvo gravi impedimenti. L’erogazione dovrebbe essere rapida, il decreto nasce infatti anche per superare gli ostacoli burocratici.

Ho meno di 499 dipendenti e ho bisogno di 500 mila euro: a chi mi rivolgo?
Veniamo alle piccole e medie imprese (sempre sotto i 499 dipendenti) che hanno bisogno di una cifra maggiore di 25 mila euro, cioè fino a 800 mila euro. Anche qui, il primo passaggio è andare in banca, a partire da quando il decreto Liquidità sarà pronto e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Poniamo che l’azienda debba chiedere 500 mila euro. Se il suo fatturato è sotto i 3,2 milioni di euro, le resta l’ombrello della garanzia pubblica completa, che copre cioè il 100% dell’importo. In questo caso l’istruttoria dovrà esserci, cioè un’indagine sullo stato di salute dell’azienda negli ultimi due anni. Verranno vagliati dal fondo di garanzia i bilanci e le dichiarazioni dei redditi, si presuppone dunque che l’azienda sia sana e con i conti in ordine. E se servono più di 800 mila euro? In questo caso, sempre dopo il vaglio dei bilanci, la garanzia scende al 90% (ma può tornare piena se interviene Confidi, il consorzio di garanzia collettiva dei fidi).

E le grandi imprese? Garantite da Sace ma serve l’ok dell’Ue
E per le grandi aziende? Anch’esse hanno diritto a finanziamenti con garanzia pubblica con un percorso agevolato, secondo la bozza del Decreto liquidità del 6 aprile 2020. Però dovranno innanzitutto attendere l’ok al decreto da parte della Commissione Ue. Niente di certo ancora, dunque. Inoltre per loro a garantire dovrà essere la Sace. È la società che già supporta le imprese soprattutto sull’export e nell’espansione oltreconfine, con interventi e garanzie diversi. Al momento controllata al 100% dalla Cassa depositi e , è guidata dal nuovo tandem Rodolfo Errore (presidente) e Pierfrancesco Latini (amministratore delegato). In questa occasione la direzione e il coordinamento sarebbero però esercitati dal ministero dell’Economia (che a sua volta controlla all’82,77% la Cdp). Fino al 2012 era proprio il Tesoro a possedere la ricca Sace che ora, integrata con Simest e passata da otto anni nel perimetro della Cdp, potrebbe tornare entro la fine di quest’anno sotto il cappello del ministero dell’Economia.

Le commissioni da pagare alla Sace e lo stop ai dividendi
Al momento comunque Sace, come le del resto, il decreto Liquidità lo sta ancora studiando in bozza. Deve preparare la relazione sulle proprie disponibilità da inviare al Tesoro entro dieci giorni dal 6 aprile. Quel che si sa è che la sua garanzia potrà arrivare non al 100% bensì al 90% per le grandi aziende con meno di 5 mila dipendenti e un fatturato fino a 1,5 miliardi, mentre scenderà successivamente al calare dei ricavi: all’80% per le imprese con giro d’affari fra 1,5 e 5 miliardi di euro, al 70% per le aziende sopra i 5 miliardi. Le garanzie saranno concesse fino al 31 dicembre , è scritto nella bozza del decreto, e c’è un tetto massimo, 200 miliardi di euro. Di questi, 30 milioni potrebbero comunque andare (così è scritto in bozza) a , lavoratori autonomi e professionisti con Partita Iva. La condizione per tutti è che l’impresa al 31 dicembre 2019 non risultasse in difficoltà e al febbraio 2020 «non fosse presente fra le esposizioni deteriorate della banca», raccomanda il decreto. L’importo del finanziamento, anche qui, non deve superare il 25% del fatturato 2019 (o in base ai dati 2019 certificati, se l’impresa non ha ancora approvato il bilancio), né essere superiore al «doppio dei costi del personale dell’impresa relativi al 2019». Per la garanzia si pagano delle commissioni: «25 punti base nel primo anno, 50 nel secondo e terzo, 200 nel quarto, quinto e sesto anno». L’azienda poi deve rinunciare alla distribuzione dei dividendi «nei 12 mesi successivi all’erogazione del finanziamento».

Ok della Ue
E l’Unione europea ha dato il via libera al decreto imprese. «È un importante passaggio propedeutico per la piena operatività delle misure previste, soprattutto relative all’art. 1 (garanzia Sace) e art. 13 (Fondo di Garanzia )» commenta l’Abi che, con una lettera circolare ha comunicato alle l’ok della Ue. Vista l’estrema necessità e urgenza di darne immediata applicazione da parte delle , sono stati forniti, in allegato alla lettera circolare, i documenti e i comunicati stampa della Commissione europea.

sospesi
Proprio lunedì sera, il ministero dell’Economia ha reso noti i dati delle richieste di moratoria su e arrivate da famiglie e imprese fino al 3 aprile: 660mila domande pari a 75 miliardi di euro di finanziamenti, 437mila sono da imprese (per 58 miliardi), 227mila da famiglie e professionisti (per 17 miliardi di euro).

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