La Pittsburgh University mette a punto un vaccino contro il Sars-Cov-2: superati i test sugli animali. I ricercatori americani collaborano da lungo tempo con l’Ismett di Palermo, dove nascerà un Centro per le bio-tecnologie

“Ciò che stiamo attraversando oggi, la pandemia, sarà la normalità: dobbiamo attrezzarci, dobbiamo prepararci”. Bruno Gridelli, uno dei massimi esperti al mondo nei trapianti, spiega all’AGI la filosofia di lavoro che ha condotto alla scoperta fatta dai ricercatori della University of Pittsburgh School of Medicine coordinati dall’italiano Andrea Gambotto e da Louis Falo, ​il cui vaccino contro il nuovo coronavirus Sars-Cov-2 ha superato già la fase della sperimentazione animale e, secondo i primi test, produce anticorpi specifici in quantità ritenute sufficienti a neutralizzare il virus.

“Si prende una proteina del virus, chiamata spike (la punta), e la si inetta da sola attraverso la pelle: da lì si genera una risposta immunitaria che produce gli anticorpi”, che a loro volta fermano l’infezione, spiega con parole volutamente semplici Gridelli, vice presidente del​l’University of Pittsburgh Medical Center (UPMC) e direttore di UPMC Italy. La tecnica adottata per iniettare il vaccino, aggiunge, è “simile a quella che venne utilizzata contro il vaiolo: prevede la scarificazione cutanea attraverso un cerotto con dei micro-aghi”.

Da due settimane in Sicilia, Gridelli è impegnato a dare avvio all’Ismett, che ha diretto per diversi anni, un reparto speciale con 45 posti letto per pazienti . L’UPMC collabora con la Regione Siciliana, aiutandola a procurare mezzi di protezione individuale per gli operatori sanitari acquisiti nell’isola: “Speriamo di essere riusciti a comprare un discreto numero di Dpi”, spiega. Quanto al reparto all’Ismett, prosegue, “dovrebbe poter cominciare a lavorare la prossima settimana”. Poi si sofferma sul domani, quando la “normalita’” sarà diversa da quella che conoscevamo prima dell’avvento del nuovo coronavirus.

L’arma definitiva è il vaccino, non solo contro il Sars-Cov-2 ma anche per combattere e vincere gli altri virus che verranno: “Bisogna produrre rapidamente i – sottolinea – e produrli rapidamente significa aggiornare le tecniche scientifiche e industriali con partenariati pubblico-privati, poiché il settore pubblico e quello privato isolatamente non sarebbero in grado di farcela. E accelerare i tempi di approvazione”.

E’ un cambiamento radicale di prospettiva, che vedrà la nascita “tra due-tre anni” di un Centro per le Biotecnologie e la biomedica a Carini, a pochi chilometri dall’aeroporto di Palermo, messo su dalla Fondazione Ri.Med (i cui soci fondatori sono la presidenza del Consiglio, il Cnr, la Regione Siciliana e l’Università di Pittsburgh) e da una partnership strategica con l’Ismett: una struttura di circa 25.000 metri quadri (in un’area complessiva di 180.000 mq) in cui troveranno spazio laboratori “necessari per poter lavorare con agenti patogeni infettivi e arrivare a nuovi ”. E’ una corsa contro il tempo, nel futuro, in cui siamo già entrati. Non del tutto disarmati.

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