Inps

assurda per decine di migliaia di lavoratori. La è da pagare per quasi centomila domande e c’è chi aspetta i di marzo. C’è il rischio concreto che non arrivino più, ecco perché:

Il 2020 passerà sicuramente alla storia come un anno estremamente difficile e straordinario per l’ che ha dovuto affrontare una situazione di emergenza come poche. Da marzo scorso ad oggi, l’ente guidato da ha pagato circa 20 milioni di prestazioni , di cui circa due terzi da ricondurre alla . Proprio su questo ammortizzatore sociale si sono scatenate le ire di tanti, anche dei politici all’opposizione, che ripetutamente hanno sottolineato e denuncia i ritardi nella gestione delle pratiche e ancor più dei pagamenti ai beneficiari.

La situazione più critica che è stata vissuta nei mesi scorsi è stata sicuramente superata, ma ci sono ancora persone in di ricevere la .

Nei giorni scorsi l’ ha diffuso il consueto aggiornamento quindicinale relativo ai pagamenti effettuati per la Cig nel periodo dell’emergenza -19.

Dall’inizio di quest’ultima, come si legge nel documento dell’ente previdenziale, la ha coperto oltre 6,6 milioni di lavoratori, di cui 3,5 con pagamenti diretti e 3,1 milioni a conguaglio su anticipo aziende.

Una cifra da capogiro se si pensa che nell’intero 2019 ad usufruire della CIG erano stati 577mila lavoratori, meno di un decimo di quelli relativi al periodo marzo-novembre di quest’anno.

Da notare che le prestazioni gestite dall’ escludono gli artigiani e i lavoratori somministrati che ammontano complessivamente a circa 1,4-1,5 milioni.

Dalla lettura dei dati diffusi nei giorni scorsi, emerge che al 18 novembre l’ ha erogato 14.198.594 di prestazioni a 3.500.295 lavoratori, corrispondenti al 99,93% delle richieste.

Sempre alla data del 18 novembre, sono 3.448 i lavoratori a cui deve essere erogato un pagamento, con riferimento a domande che risalgono ad un periodo antecedente al mese di ottobre.

Si tratta di un dato in netta riduzione rispetto alla rilevazione delle due settimane precedenti, quando i lavoratori in erano oltre 6mila.

Includendo anche le richieste di ulteriori mensilità per i lavoratori che hanno già ricevuto pagamenti in precedenza, l’ deve ancora liquidare la a poco meno di 100.000 domande e precisamente a 93.545.

Di queste, 24.675 sono riferite al periodo maggio-settembre, mentre 68.870 sono quelle più recenti e relative ai mesi di ottobre e novembre.

Nella nota diffusa nei giorni scorsi, l’Inps ci ha tenuto a far sapere che si è ridotto ulteriormente il numero di quanti devono ancora ricevere un primo pagamento della cassa integrazione.

Al momento resta da fuori solo lo 0,3% dei lavoratori interessati, segnalando che la situazione più critica è quella relativa alle domande risalenti a marzo scorso.

Cassa integrazione: ecco chi non vedrà mai i di marzo
In un’intervista a Sky TG24 di due giorni fa, il presidente dell’Inps ha fatto sapere che relativamente a queste domande, rimangono fuori solo 3.000 persone che hanno posizioni difficili e sulle quali l’istituto si sta concentrando con una specifica task force.

Come spiegato da , le posizioni in questione non sono state pagate perché contengono dati errati, con riferimento ad esempio al codice fiscale o all’Iban, o anche alle settimane della cassa integrazione richiesta.

La brutta notizia è che queste richieste rischiano di non essere liquidate, come evidenziato dal presidente Tridico, il quale ha dichiarato: “Può darsi che queste 3.000 domande probabilmente non siano pagabili, altrimenti l’istituto le avrebbe pagate”.

L’Inps è al lavoro su queste richieste e non è quindi detta l’ultima parola, ma è bene non inseguire facili illusioni, preparandosi piuttosto anche all’idea di non ricevere mai quei della cassa integrazione, per quanto questa sia una realtà dura da accettare.

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