Dal settimanale “Domenica del Corriere del 1962 leggiamo: “Ecco come potrebbe essere alleggerito, se non del tutto risolto, il problema del traffico nelle città: anziché le attuali ingombranti vetture, delle minuscole auto monoposto che occupano una minima superficie e che potrebbero essere battezzate «singolette». Walter Molino ha immaginato qui l’aspetto della stessa strada della prima tavola qualora venisse adottata su larga scala la nuova soluzione.”

La Domenica del Corriere è stato un popolare settimanale italiano fondato a Milano nel 1899 e chiuso nel 1989.

Fortemente voluto da Luigi Albertini, allora direttore amministrativo del Corriere della Sera, apparve per la prima volta nelle edicole l’8 gennaio 1899 come supplemento illustrato del Corriere della Sera. Stampata in grande formato (sul modello del domenicale La Tribuna illustrata), aveva 12 pagine e veniva distribuita gratis agli abbonati del Corriere, oppure si poteva acquistare in edicola per 10 centesimi.

Non fu concepito come periodico di informazione, per non risultare un doppione del quotidiano. Venne pensato come «settimanale degli italiani». Doveva scandire, come un calendario, le loro giornate liete, le loro tragedie, i loro fatti piccoli e grandi.

La prima e ultima di copertina erano sempre disegnate. Il Corriere si avvaleva di un giovane disegnatore, Achille Beltrame, allora sconosciuto, a cui veniva affidato in ogni numero il compito di rendere con la sua tavola il fatto più interessante della settimana.

La prima delle tavole a colori con cui Beltrame raccontò ogni settimana, per oltre quarant’anni, le vicende del suo tempo, si riferiva ad una tempesta di neve nel Montenegro (1899). Il Montenegro era salito da poco agli onori della cronaca poiché Vittorio Emanuele di Savoia l’erede al trono d’Italia, si era appena sposato con Elena di Montenegro.

Dopo la sua morte nel 1945, fu sostituito da Walter Molino che, come il suo predecessore, firmò memorabili copertine.

A differenza dei settimanali dell’epoca, la Domenica del Corriere diede ampio spazio alle fotografie e ai disegni, e questo fu uno dei motivi del suo successo.

Nel corso degli anni venti e trenta, il periodico divenne uno dei principali strumenti di informazione non solo della borghesia colta ma di buona parte della popolazione italiana alfabetizzata. In questo periodo divenne il settimanale più venduto in Italia: le vendite raggiunsero le 600 000 copie. Sulle pagine della Domenica del Corriere trovarono una vetrina popolare anche le grandi firme del Corriere, da Luigi Barzini a Indro Montanelli.


A guardarla oggi fa un certo effetto. D’altro canto, quella immagine con tutte quelle persone in strada, ognuna rinchiusa in una specie di piccola capsula personale a motore che, come fosse la cosa più normale del mondo, si spostano da una parte all’altra della città, colpisce. Soprattutto in tempi come questi segnati da un’emergenza sanitaria che sembra non finire mai. Un’emergenza che ha ridisegnato lavoro e affetti e contatti umani da tenere a debita distanza.

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