I tedeschi di destra e di sinistra iniziano a fare i conti in tasca agli italiani. Loro dicono: il 44% delle famiglie tedesche possiede degli immobili di proprietà; in Italia l’80%. In più i tedeschi dicono: gli italiani, tra conti correnti, e immobili hanno un valore pari a 9.900 miliardi di euro. Matematicamente, loro dicono, se gli applichiamo una bella tassa del 14% si potrebbe ridurre il debito pubblico dagli attuali 2.500 miliardi (ben sopra il 130% debito/pil) e si potrebbe scendere fino al 60%, quindi rientrare nei parametri di Maastricht. Questi sono i ragionamenti che giravano più e più volte nei giornali internazionali da parte di parecchi analisti economici. Naturalmente un’ipotesi simile è quantomeno bizzarra e difficilmente verrà applicata. È chiaro comunque che in Italia ci sono fette di persone che vivono sotto la soglia di povertà, fette di persone che vivono indebitate, fette di persone che vivono alla giornata per portare la pagnotta, però la grande fetta degli italiani ha la pancia piena e al di fuori dei confini nazionali lo sanno benissimo, perché vedono i numeri. E dicono: “noi vi dobbiamo aiutare, e voi avete un debito pubblico enorme con una ricchezza molto superiore alla nostra?”
Anche se questa proposta sembra estrema e provocatoria, questo è quello che sta uscendo non più da analisti o economisti ma sta uscendo da persone di governo (europei, tedeschi in primis). Loro parlano di una a 360 gradi, quindi una sugli immobili, sui Bot, sui BTP, sulle azioni, sulle obbligazioni, sui comuni, sui conti correnti, sui , ma “equilibrata”. Di equilibrio però c’è ben poco perché questa azione prenderebbe indiscriminatamente tutto il paniere Italia. Proprio oggi un istituto tedesco di ricerche ha stimato il patrimonio immobiliare per portare poi sul piatto del Recovery Found nella parte operativa di costruzione delle condizioni di chi dovrà mettere i soldi e come mettere i soldi all’interno di questo piano comune, per poi andarli a ridistribuire. Salta all’occhio che questa ricchezza dei italiani sarà indicata dai paesi europei come palese incongruenza per l’assegnazione degli economici.

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