Da ieri ci sono alcuni segnali incoraggianti e sembra che il del contagio sia molto vicino. A “sballare” i dati questa volta non sono i disobbedienti che vanno in strada nonostante il divieto, bensì quello che avviene nelle corsie degli .

“Uno dei problemi più seri è che non sono stati protetti gli , il contagio si è diffuso anche in molti reparti. E questo ora di rischiamo di pagarlo”. Lo afferma in un’intervista al quotidiano ‘Il Messaggero’, Sergio Romagnani, professore di immunologia all’Università di Firenze che guarda con preoccupazione i dati della Protezione civile che contano 793 morti solo nella giornata di ieri.

Secondo l’immunologo, “i contagiati che vediamo oggi hanno avuto contatti con positivi probabilmente 10-12 giorni fa, dunque gli effetti del lockdown scattato, all’inizio della settimana scorsa, dovremmo cominciare a vederli nei prossimi giorni. Se non li vedremo, dovremo preoccuparci, sarà un guaio”, si legge nell’intervista.

Se non ci sarà una diminuzione dei contagio, dunque, “vorrà dire che uno dei fattori che rischia di avere ridotto gli effetti del lockdown è rappresentato dai avvenuti tra il personale sanitario degli ”. Ricordiamo che in Italia al momento tra il personale santario, oss, infermieri e medici, si contano quasi 4mila contagiati (dati aggiornati al 18 marzo) e 18 vittime nella sola categoria dei medici (dato aggiornato ad oggi).

“Sbagliato non eseguire più tamponi in modo sistematico”

In Italia, afferma Romagnani nell’intervista al Messaggero, “è stato sbagliato non eseguire più tamponi, in modo sistematico, tra i medici e infermieri. In non pochi casi hanno continuato hanno continuati a lavorare anche coloro che avevano avuto contatti con pazienti positivi, ma erano asintomatici. Così, abbiamo reparti anche non in prima linea, in cui il coronavirus è circolato e sta continuando a circolare”.

Secondo l’immunologo, però, se ancora non vediamo il è anche perché “ci sono troppe violazioni alle misure di contenimento, serve più severità nell’applicarle”. Infine, il dato dei e dei decessi della regione Lombardia, che è sicuramente la regione che sta soffrendo di più questa emergenza. “La mortalità in quella regione è del tutto anomala, non basta l’età media a spiegarla. Torno a dire: paghiamo il fatto di non aver fatto campagne di test mirate su determinate categorie, quando ad esempio in come Codogno e Alzano Lombardo ci sono stati i primi casi”.

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