Nel radar del fisco finiranno i conti dei soggetti ritenuti a rischio evasione, che verranno individuati passando al setaccio l’Archivio dei rapporti finanziari, ed è per questo che si parla di controlli selettivi. La lotta al sommerso però deve fare i conti con la tutela della privacy, perciò verranno messi anche dei paletti alla pseudonimizzazione, tecnica che consiste nell’utilizzare e conservare i dati di una persona in una forma che impedisce l’identificazione del soggetto esaminato, e che deve consentire all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di finanza di avvalersi delle tecnologie, delle elaborazioni e delle interconnessioni con le altre banche dati di cui dispone per elaborare criteri di rischio utili a far emergere le posizioni da sottoporre a controllo.

Secondo il Garante dei dati personali Antonello Soro, la tecnica della pseudonimizzazione rappresenta un escamotage di dubbia efficacia, considerato che gli interessati risultano comunque identificabili. L’Authority ha chiesto perciò che venga messo nero su bianco l’elenco dei diritti dei contribuenti che subiranno delle limitazioni e di garantire l’esercizio di rettifica da parte degli interessati.

GLI INTRECCI
L’incrocio delle informazioni presenti nell’Archivio dei rapporti finanziari, potente banca dati dell’anagrafe tributaria contenente saldi e movimentazioni di tutti i rapporti finanziari dei contribuenti e quindi non solo quelli relativi ai conti correnti, con quelle immagazzinate nelle altre banche dati a cui hanno accesso gli 007 del Fisco, servirà a individuare specifici criteri di rischio utili a far emergere liste selettive di contribuenti da sottoporre ai controlli. Sarà però il decreto del ministero dell’Economia in arrivo nella seconda metà di marzo a stabilire quali limiti imporre al trattamento dei dati contenuti nell’Archivio dei rapporti finanziari e quali misure di garanzia assicurare ai contribuenti.

«Le analisi di rischio ricalcheranno quelle condotte nell’ambito del piano straordinario di controlli lanciato nel 2018 nel settore dei carburanti e finalizzato all’emersione di basi imponibili sottratte a tassazione e al recupero delle imposte evase», anticipa il consigliere nazionale dei commercialisti delegato alla fiscalità Maurizio Postal. Nel frattempo, però, qualcosa si sta già muovendo. Da inizio anno i cittadini che richiedono un Isee per accedere a una prestazione sociale prestano automaticamente il fianco al grande fratello fiscale, che in automatico verifica saldo e giacenza dei rapporti finanziari da loro posseduti per accertarsi che il patrimonio indicato nell’indicatore della situazione economica equivalente corrisponda al vero.

Insomma, i super poteri concessi al Fisco iniziano a mostrare il loro potenziale. Le nuove armi per selezionare i contribuenti, i controlli sui rapporti finanziari a partire dai conti correnti, l’esame delle fatture facilitato dalla loro compilazione in formato elettronico e la possibilità per la Guardia di finanza di attingere alle informazioni in possesso dell’Agenzia delle Entrate, renderanno senz’altro più facile scovare gli evasori ma rappresentano anche una minaccia per i diritti dei contribuenti, alcuni dei quali verranno inevitabilmente sacrificati sull’altare della lotta al sommerso.

Il patrimonio informativo dell’Agenzia delle Entrate, è il caso di ricordarlo, già contiene miliardi di informazioni di dettaglio relative a ogni aspetto della vita privata della popolazione, minori compresi. Per non gettare i contribuenti nel panico, via XX settembre non si limiterà perciò a fissare una serie di paletti per garantire il corretto trattamento dei dati contenuti nell’Archivio dei rapporti finanziari, ma concederà anche agli interessati la possibilità di difendersi e di chiedere la rettifica dei dati inesatti, anche per non scatenare una valanga di ricorsi e liti giudiziarie potenzialmente in grado di ingolfare la lotta all’evasione.