Robot umanoidi, in Europa si parte.
Parla William Shi, ceo europeo di Agibot, l’azienda cinese che produce robot: nel Vecchio Continente pensiamo a modelli adattativi
La sfida della credibilità europea nei confronti dei robot umanoidi, con il punto di vista di William Shi, ceo europeo di Agibot.
Agibot ha prodotto il suo robot umanoide numero 10.000 e punta a un’IPO a Hong Kong; valutazione target indicata tra 5,1 e 6,4 miliardi di dollari.
La Cina domina la produzione globale di umanoidi (circa l’80%) e guida anche nei brevetti, grazie a una forte politica industriale coordinata (15° Piano Quinquennale, investimenti locali).
Modello produttivo cinese: training centralizzato nelle “Robot Academies” (es. Wuhan) dove i robot vengono addestrati in spazi dedicati; i dati raccolti vengono condivisi e alimentano l’ecosistema industriale.
Architettura dei robot Agibot: tre livelli — Cerebrum (cloud per intelligenza interattiva), Cerebellum (elaborazione on‑device per locomozione/manipolazione) e Ontology (corpo fisico). Questa divisione ha implicazioni sulla governance dei dati (dove vengono processati, latenza, giurisdizione).
Per l’Europa la proposta di Shi è un approccio “adattativo”: mantenere i dati generati in Europa e sviluppare training locale per costruire un ecosistema credibile e conforme alle regole continentali.
Applicazioni iniziali ritenute più adatte al mercato europeo saranno eventi e fiere, con un progressivo ingresso in contesti industriali man mano che l’affidabilità operativa viene dimostrata.
Regolazione e certificazioni non sono viste come ostacoli ma come prerequisiti per instaurare fiducia; tuttavia restano aperte importanti questioni contrattuali e di governance sui dati (chi li controlla, dove vengono elaborati, quali diritti di accesso ha il fornitore).
L’Europa deve definire standard, governance e modelli locali di training per trasformare la domanda tecnica in credibilità e vantaggio competitivo.

