Stefano Zurlo, noto giornalista de Il Giornale, è stato ospite ieri sera di Zona Bianca, su Rete 4, per parlare del delitto di Garlasco. Nel corso della serata si è nuovamente discusso delle dichiarazioni rilasciate da Daniela Ferrari, mamma di Andrea Sempio, circa il fatto che la mattina del 13 agosto 2007 Andrea Sempio fosse andato al bar. Una circostanza che lui non ricorda, ma Zurlo ci tiene a precisare: «L’ha detto alla madre, l’ha detto in altri contesti, non l’ha detto agli inquirenti», aggiungendo: «Sempio ne ha parlato anche in altre interviste. Mi ricordo che, in un’intervista, alla fine ha detto: “Mi ricordo vagamente di questo bar”. Lui ne ha parlato con la madre».
Quindi precisa: «Lei dice che si è bevuto mezzo litro d’acqua. È evidente che gliel’ha raccontato. Penso che la madre si sia inventata pure la storia del mezzo litro? Lui, secondo me, ha un ricordo vago», aggiungendo che: «Se riportiamo la versione della madre, la madre dice che lui va a Vigevano, poi entra in un bar, prende la bottiglietta, se ne va e manco se lo ricorda, ma gliel’avrà detto a lei, evidentemente».
Sul perché non abbia lo scontrino del bar: «Ma non è che va in tutti i posti a prendere lo scontrino, non ha preso neanche quello del parcheggio, se vale il discorso della madre. Sto dicendo che questi racconti sono complementari, da mettere insieme, hanno delle contraddizioni, ma non è che questo sia l’elemento decisivo. Lui ne ha parlato con la madre ma non gli ha dato importanza e rilevanza. La madre, che, come dice, ha fatto la vigilatrice, ha messo insieme le cose e ha trovato lo scontrino. Il fatto che lui sia andato nella libreria, che era chiusa, non esclude che sia andato prima o dopo al bar e che l’abbia detto come un particolare per lui insignificante». In ogni caso Zurlo concorda nel dire che quello scontrino è, per certi versi, «pericoloso», come diceva già anche l’ex avvocato di Sempio, Lovati, sottolineando che «è un non alibi, anche dal punto di vista dell’orario».
Secondo Zurlo è impossibile che quello dello scontrino sia una sorta di «complotto» ordito dalla famiglia Sempio: «Se dovevano organizzare questo grande racconto fantasioso, si sarebbero messi d’accordo almeno sulla bottiglietta?», domanda giustamente. Per poi precisare: «Per loro era una mattina come un’altra», sottolineando che: «Bisogna dimostrare che Sempio era a Garlasco quella mattina, non che lui forse era a Vigevano o forse no».
Il giornalista ha poi ricordato quali siano le accuse nei confronti di Sempio: «Seguendo quella che è l’opinione della Procura, la Procura lo colloca nella casa grazie all’aplotipo Y e grazie all’impronta 33», ricordando però che: «L’informativa dei carabinieri non è piena di fatti, è piena di idee su quello che hanno visto. Non ci sono fatti. È un rapporto dei carabinieri molto particolare che raramente ho trovato in passato. Le carte dei Carabinieri di Milano portano numerose interpretazioni di fatti opinabili, piene di condizionali». Zurlo ha ricordato anche la questione delle intercettazioni: «Nelle quali si fa fatica a capire di che stiamo parlando e cosa stia succedendo: mettiamo sul piatto della bilancia le verità sulle intercettazioni».
In studio, a Zona Bianca, viene quindi mandata in onda proprio un’intercettazione in auto di Sempio del 2017, in cui lui dice fra sé: «Allora io sarei un alcolista che va al bar alle ore 10:00 di mattina?», riferendosi sempre alla mattinata di Vigevano. «Non sarà mica questa la chiave di lettura di questa vicenda – sottolinea il giornalista –. È lui che parla, mette insieme delle cose e sta dicendo: “Non sono un alcolista”, che vuol dire che non va al bar e si fa due, tre, quattro cicchetti. A parte che ci vuole un mago, un indovino per interpretare queste cose. C’è molta contraddizione in quello che dice, anche perché lui straparla da solo. Anche i soliloqui di Sempio sembrano una canzone di Jannacci. Stiamo parlando di uno che sproloquia, cioè che sproloquia di brutto, ma questo pare che sia evidente. Continua a parlare da solo in macchina».
Per Zurlo «è un tale cumulo di menzogne che ancora non siamo riusciti a dimostrare niente», ricordando come, a oggi, la questione dello scontrino e della bicicletta non sembrerebbe essere cambiata e ribadendo il concetto: «Tu devi dimostrare che lui stava a Garlasco, non su questa storia dello scontrino», sottolineando che potrebbe magari anche aver mentito sullo scontrino ma, in ogni caso, ciò non significa che sia Sempio l’autore del delitto di Garlasco.


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