“Il rimarrà anche dopo fine del lockdown. Dobbiamo immaginare un futuro dove, oltre a indossare le , ci terremo a distanza gli uni dagli altri e ricorderemo di lavare spesso le mani. Il continuerà a stare in mezzo a noi anche quando il lockdown sarà terminato e il governo deciderà di riaprire con grande cautela alcune attività. Ma la vita normale, quella no, scordiamola per un bel po’”, così sul Corriere della Sera Giovanni Rezza, capo del dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità.

“L’importante è che qualora venga avviata la fase 2, venga attuata in modo graduale e parziale e sempre, dico sempre, nel rispetto tassativo delle misure che sono ‘mani lavate, la mascherina indossata Servirà igiene, non manie’ in atto oggi. Non si tornerà mai come prima, il continuerà a circolare fino alla scoperta del vaccino”.

“Il ritorno dovrà essere organizzato in modo tale da assicurare uno scaglionamento degli impiegati in ufficio e fabbrica, tenendone una parte in smart working. Non si può certo pensare di farli tornare tutti insieme al lavoro, anche se in azienda fossero rispettate le misure di distanziamento. Questo permetterebbe ai mezzi pubblici di trasporto di garantire corse sicure e di evitare l’affollamento di passeggeri su autobus e treni”.

Inoltre l’uso “sistematico nella popolazione di , che sono barriere fisiche contro il , potrebbe ridurre il rischio di trasmissione nei luoghi affollati. Occorrerà una valutazione delle indicazioni per la fase 2” e “personalmente sono favorevole all’uso allargato delle , sebbene l’Organizzazione mondiale della sanità si sia espressa in modo diverso”.

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